Ciao a tutti!
Oggi vi propongo una storiella divertente trovata per caso e scritta da un professore che è stato ispirato da una domanda irriverente di un suo alunno: “Ma la matematica a cosa serve?!”.
Quante volte anche noi abbiamo pensato la stessa cosa?
In realtà, l’influenza della matematica nella nostra vita è così profonda che senza di essa l’esistenza, come noi la concepiamo, sarebbe del tutto impossibile e tutto sarebbe molto strano…
IL MONDO SENZA NUMERI
Pianeta Terra, 5 gennaio 1995.
Gli alieni che sono sbarcati sul pianeta la scorsa settimana non sono animati da intenzioni pacifiche. Il loro scopo è ormai chiaro: impadronirsi del nostro pianeta e delle sue risorse, per scopi ancora ignoti. Non sono tuttavia creature feroci e hanno ideato un piano veramente sottile nella sua perfidia. Probabilmente il rapimento mio e degli altri colleghi, tutti professori di matematica, fisica, scienziati o ingegneri, rientra nei piani predisposti da tempo. Da ciò che ha detto quello che sembra il loro comandante appaiono fin troppo chiare le loro intenzioni. I loro scienziati hanno sintetizzato un nuovo tipo di virus, detto cerebrovirus, in grado di agire selettivamente sulle cellule del cervello, cancellandone la memoria in tutto o in parte. Sembra che siano intenzionati a diffonderlo su tutto il pianeta per cancellare dalla memoria degli esseri umani il concetto di NUMERO e tutti i concetti correlati. È evidente quale tremendo pericolo incomba sull’umanità, ma come fermarli? Come agire, se siamo rinchiusi in questa prigione?
Pianeta Terra, il giorno dopo.
Mario e’ un ragazzo che frequenta il liceo in una grande città. Vive con la mamma Giovanna, il padre Filippo e la sorella Anna. Come tutte le mattine si prepara per andare a scuola.
- Mario! Sei in piedi?
- Ecco mamma, mi alzo, mi alzo… ma… che ore sono?
- Sono le… le… sbrigati o farai tardi a scuola!
Mario si alza dal letto, si prepara, prende i libri…
- Che libri mi servono oggi? Italiano, mi pare, e poi… matematica… ma, che giorno è oggi? Mamma!! Che giorno è oggi ?
- Oggi è il… il… oddio, sai che non me lo ricordo? Comunque non perdere tempo e vai subito a scuola.
Uscendo di casa Mario incontra il suo compagno di classe Giorgio.
- Giorgio, hai fatto i compiti per oggi?
- Mah, non so, cosa dovevamo portare?
- Italiano mi pare, ma non ricordo quali erano i compiti assegnati.
- Aspetta li ho scritti sul diario! Ecco, studiare letteratura da pagina QUARANTUNO a CINQUANTASETTE.
- QUARANTUNO? Che vuol dire?
- Mah… non so. Come al solito quella vecchia gallina si diverte ad usare termini incomprensibili per metterci in difficoltà!
- Aspetta, vado a prendere il vocabolario.
Giorgio corre a prendere il vocabolario e inizia una affannosa ricerca dei termini misteriosi.
- Allora? Li hai trovati?
- No, accidenti non c’è nemmeno sul vocabolario!
- Mannaggia… che facciamo?
- Andiamo a scuola e poi chiediamo agli altri.
Si avviano verso la solita fermata dell’autobus.
- A che ora passa l’autobus?
- Non so. Ma, scusa, quale dobbiamo prendere?
- Dobbiamo prendere il… il… Ma cosa diavolo mi succede stamattina, non mi ricordo più niente!
- Ehi, non è tuo padre quello? Facciamoci dare un passaggio!
- Certo!
Si avviano verso la macchina di Filippo, che tuttavia appare in difficoltà per qualche strano motivo.
- Papà, papà, ci dai un passaggio a scuola?
- Ma certo, salite.
Dopo un paio di minuti sono ancora lì, mentre Filippo appare come imbambolato.
- Papà, non ti senti bene?
- Mi sento un po’ strano, mi gira la testa!
In effetti il malessere di Filippo è da ricercarsi nell’imbarazzo di fronte a tutti quei simboli che compaiono sul cruscotto e che solo fino a ieri apparivano così familiari! E inoltre, come si fa a partire? Bisogna mettere la prima e… la PRIMA???
Mario e Giorgio decidono di proseguire a piedi verso la scuola, salutano Filippo e si incamminano.
- Ti ricordi la strada?
- Sì, certo. Dobbiamo andare di là, poi girare a destra, poi dritti e poi un po’ più avanti c’è la scuola, viale Manzoni numero… numero…
- Cosa intendi per NUMERO ?
- Il numero è quella cosa che serve per… per…
- Aspetta, guardiamo sul vocabolario?
- numero, s.m. (lat. numerus). Ente astratto che indica la quantità di oggetti di un insieme.
- Hai capito??
- Nooo!!!
- Al diavolo! Questi vocabolari non valgono un cavolo!
Lungo la strada i due ragazzi incontrano un negozio di dischi.
- Ehi., Akko è già aperto, perchè non vediamo se è uscito l’ultimo di Majkol Geckson?
I due entrano nel negozio e fortunatamente trovano il disco cercato. Assai contenti si recano alla cassa per pagare.
- Quant’è?
- Ecco, il nuovo disco di Geckson, sono… sono… Direttore, può venire un attimo?
Il direttore, già piuttosto preoccupato per tutti gli insoliti problemi capitati in quella strana mattinata, si reca presso la cassa.
- Dunque, il disco di Geckson, vediamo… ehm… ecco… ragazzi, il fatto è che stiamo facendo l’inventario e… non abbiamo ancora fatto i prezzi e… perchè non ripassate la prossima settimana?
I due giovani restano ovviamente perplessi ma alla fine capiscono che comprare il disco quel giorno è proprio impossibile e se ne vanno sconsolati.
- Cosa voleva dire dicendo SETTIMANA?
- Non so, proviamo con il vocabolario!
- settimana: s.f. periodo di sette giorni consecutivi, di solito considerato a partire dal lunedì fino alla domenica.
- SETTE?
- Aspetta che cerco… ecco… sette: agg. numerale cardinale invar. (lat.septem). Sei più uno.
- Ma che cavolo… ma che è scritto in arabo?
- Buttiamolo, questo maledetto libraccio!
Conclusioni
Eh sì, il mondo senza i numeri sarebbe davvero poco divertente e certo tutto sarebbe più difficile. Non potremmo incontrarci con gli amici per fare QUATTRO chiacchiere, ne andare in giro a fare DUE passi, ne tantomeno potremmo fare la festa dei DICIOTTO anni. Ma c’è di peggio, infatti non potremmo neppure festeggiare il Natale, perchè nessuno saprebbe più calcolare il VENTICINQUE dicembre e lo stesso sarebbe per la Pasqua, il Ferragosto e tutte le feste. Non sarebbe possibile fissare l’inizio dell’anno scolastico ma nemmeno i giorni delle partite. Come potrebbe l’arbitro accorgersi se i giocatori in campo sono effettivamente UNDICI? Non potremmo contare i goal, ne fare una classifica, ed il gioco stesso perderebbe di significato. Non parliamo poi delle automobili, treni, aerei, televisori, frigo, impianti HI-FI, computer, etc.,etc.,etc., che nessuno potrebbe mai inventare senza l’uso della matematica e della fisica. Non avremmo nemmeno i capolavori della musica e della letteratura. Come avrebbero potuto infatti i Beatles scrivere le loro canzoni senza le SETTE note? E come avrebbe potuto Dante scrivere la Divina Commedia se non usando le VENTUNO lettere dell’alfabeto?
L’elenco delle cose impossibili senza i numeri potrebbe durare a lungo (ma QUANTO a lungo?), ed ognuno può divertirsi a trovare nuovi esempi.
Allora i numeri ci sono necessari? No, potremmo benissimo farne a meno, come avveniva per i nostri avi, nemmeno diecimila anni fa. Eh già, i nostri antenati, che non conoscevano l’uso della scrittura e forse non sapevano contare nemmeno fino a dieci, non avevano tanti problemi e vivevano felici e beati nella loro ignoranza.
Felici? Beati? Ma voi tornereste indietro? Nooo? E allora? Allora…
